Kill the Granny

Il diabolico felino

La fantasia di Francesca Mengozzi (storia e colori) e Giovanni Marcora (disegni), danno vita al Gatto più diabolico del fumetto.

Trama originale perché il protagonista, il Gatto di nome e di fatto, si risveglia senza più i gioiellini di famiglia in quanto la sua padrona Evelina, una svampita vecchietta lo ha fatto castrare.

Il Gatto medita vendetta, vuole uccidere la vecchia e per riuscire nello scopo stringe un patto con Satana, offrendo l’anima dell’anziana in cambio dei suoi attributi.

Tutto ruota intorno alla vendetta del Gatto molto cattivo e troppo sfortunato perché ogni attentato all’attempata Evelina fallisce creando così una sequenza di situazioni comiche, ironiche e un po’ sadiche.

La storia è valorizzata dalla presenza di altri personaggi come ad esempio l’Aiutante del Gatto imbranato, stupido e combinaguai, Satana calmo, paziente e pantofolaio, il malcapitato postino Pierluigi e molti atri.

Questa è la trama del primo volume “Kill the Granny: i gioielli del gatto”; a seguire “ Kill the Granny: anche i gatti vanno all’inferno”. Il nostro vendicativo felino vuole raggiungere Evelina in paradiso, per fare ciò deve superare nove prove. Sono presenti vecchi e nuovi personaggi come l’ormai noto Aiutante, Satana, il nuovo Minotauro mezzo toro, un quarto uomo e un quarto donna, e nientepopodimeno che Dio.

Nel terzo volume “Kill the Granny: il gatto delle meraviglie”, Gatto viene catapultato nel paese delle meraviglie vestendo i panni di Alice con tanto di parrucca bionda e vestitino azzurro. Sono presenti tutti i vecchi personaggi ma un po’ cambiati: l’Aiutante veste i panni del Bianconiglio, Satana quelli del Brucaliffo, il Minotauro sfila una tutina a striscie da Stregatto e si riscopre effeminato e a chiudere la trilogia, un finale esilarante e del tutto inaspettato.

Nel 2011, Mengozzi e Marcora, pubblicano un quarto volume realizzato in collaborazione con amici e altri autori altrettanto talentuosi. Quest’ultimo lavoro intitolato “Kill the Granny Comedy Collection” è un omaggio ai personaggi della serie che racconta l’origine dei protagonisti e la loro evoluzione sia dal punto di vista grafico sia narrativo.

A questo punto, a tutti gli amanti dei gatti, e non solo, non mi rimane altro che augurarvi una buona lettura.

Francesca Mengozzi e Giovanni Marcora si conoscono alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Lei scrittrice per passione, lui disegnatore, entrambi appassionati di gatti, di colori e di fumetti. La loro intesa creativa nasce sui banchi di scuola ed esordisce con “Kill the Granny”; una una storia “sui generis” e divertente, messa a punto per l’ultimo esame alla scuola del fumetto e pubblicata a gran sorpresa dall’editore Vittorio Pavesio. Il sequel della storia vide la pubblicazione di altri due volumi che riscossero un gran successo di critica e pubblico.

In seguito collaboreranno con Ankama Editions, RCS (Corriere della Sera), Progetto Radium e come character designer con Kinder Ferrero.

Nel 2012, intraprendono la strada dell’insegnamento, dando vita a corsi di fumetto particolarmente frequentati nel comune di Prato, e dal 2015 tengono workschop alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Attualmente Francesca e Giovanni (noti anche come i Tatini) sono disegnatori e coloristi presso la Disney Italia, Disney America e Dupuis, ma coltivano anche progetti personali che sperano di poter realizzare prossimamente.

 

 

Come nasce la passione per il fumetto ?

In me è nata quando ho imparato a leggere. A 5 anni ho cominciato a divorare “Topolino” e i vecchi “Paperino mese” e da lì non ho più smesso di leggere fumetti.
C’è da dire che sia mia madre che mio nonno erano appassionati, quindi sono stata facilitata in questo senso.
Mia madre disegnava per me piccole scenette comiche per farmi divertire, specialmente in sequenza, sul bordo dei blocchi di fogli, per poi “animarli” facendoli scorrere sul pollice.
Mi ha sempre incoraggiata e ha sempre alimentato questa mia passione.
C’è stato tanto amore nella mia infanzia e per questo le sarò sempre grata.

 

 

Ci sono autori o storie a cui ti sei ispirata ?

Non c’è qualcuno in particolare al quale mi ispiro. Direi piuttosto che ci sono una moltitudine di grandi autori, tutti importantissimi per la mia formazione.
Per primi quelli Disney, soprattutto Cavazzano (e Artibani come sceneggiatore), poi Barbucci e Canepa . Ci sono anche mangaka giapponesi come le Clamp, Katsura, la Takeuchi, la Takahashi, Itoh e nell’animazione il grande Miyazaki: questi artisti hanno accompagnato la mia adolescenza. In seguito ho apprezzato lo spirito e la comicità di Ortolani e, dopo i 18 anni, ho cominciato a leggere anche altri fumetti italiani per poi arrivare a quelli franco belga.
Tra gli italiani ammiro moltissimo il duo Tenderini e Cavallini, tra gli stranieri la splendida Wendling e, più di recente, Fernández e Gaiman (come sceneggiatore e scrittore).
Ma non trovo ispirazione solo nel fumetto: Michael Ende e Roald Dahl (ma anche Stephen King) sono indubbiamente i miei scrittori preferiti. Sono anche un’appassionata di cinema e serie tv (ma qui la lista diventa troppo lunga).
Parlando di pittura, invece, credo di aver avuto una storia d’amore con Claude Monet .

Kill the Granny originale sia nella narrazione che nella grafica , come nasce ?

Nasce assolutamente per caso da una mia ormai “storica” battuta, quella che esclamai nel 2006, quando dovevo scrivere un soggetto per una graphic novel da portare all’esame della Scuola Comics, ma ero in preda al blocco dello scrittore: “Basta! Adesso faccio la storia di un gatto castrato che fa un patto con Satana per riavere le palle!”.
È stato Giovanni, mio fidanzato e collega, a convincermi che poteva non essere solo una battuta.
Possiamo leggerne la parodia nel prologo del nostro “Kill the Granny Comedy Collection”, il volume extra della vecchia trilogia.

 

 

E’ nata prima la sceneggiatrice o la colorista?

Non so perché, ma questa domanda mi suona un po’ come “È nato prima l’uovo o la gallina?”! Ahahaha!
Scherzi a parte, ho sempre adorato raccontare storie, fin da quando ho memoria.
In primis agli altri, ma anche a me stessa: ricordo che a 5 anni mi nascondevo nei corridoi dell’asilo e fingevo di essere un agente spaziale in missione segreta! Oddio, temo di aver fatto cose del genere anche molti anni dopo…
Probabilmente devo essere sembrata un po’ matta.
Credo che creare e immaginare di vivere le proprie storie sia la chiave per fuggire dalla realtà, per vivere eternamente nell’innocenza. La fantasia è l’unica grande arma che abbiamo per difendere i nostri sogni e il bambino che è in noi.
Alla luce di ciò, credo sia nata prima la sceneggiatrice, ma temo sia riduttivo “inscatolare” la mia confessione in un mestiere. Attenzione, io non mi sento assolutamente nessuno né pretendo di esserlo: non ho mai cercato la fama, piuttosto aspiro a continuare a vivere del mio lavoro. Ma il mio principale obiettivo è essere una portatrice di sogni e suscitare emozioni nei miei lettori, come un moderno cantastorie. Ecco, questo è ciò che sono e ho sempre voluto essere.

 

In questo settore hai incontrato maggiori difficoltà essendo donna?

Non credo, non mi sembra. Nessuno mi ha mai “discriminato” nel lavoro, nessuno ha mai osato farlo!
Ho sempre puntato a dimostrare quanta passione e dedizione c’è in quello che faccio e spero che si veda. Al massimo ho fatto leva sul mio carisma, sulla mia parlantina, sulla mia faccia di culo 😀

 

Progetti per il futuro?


Tanti e tutti insieme al mio Giovanni.
Avremmo un fumetto sul genere fantasy romantico (con cenni storici) che prevede la collaborazione di Giulia D’Urso, una nostra bravissima amica, poi uno fantasy grottesco ispirato al mito di Pandora e persino una tragicommedia, ovvero la biografia romanzata di mia madre.
Ci sarebbe anche una vecchia storia horror grottesca e, più di recente, la nostra epica campagna di Pathfinder che vorremmo trasporre a fumetti…
Temo che non ci basti una sola vita per realizzarli e concretizzarli tutti, complice la nostra pigrizia. Pregate affinché l’entusiasmo vinca su di lei.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          A cura di Isabella Fabiano e Annalisa Sammaciccia

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